edizione web del mensile dei terziari della basilica di s. antonio

L'Elogio dei nonni di Benedetto XVI


BENEDETO XVI
E L’ELOGIO DEI NONNI

Con affetto e gratitudine per tutto l’amore che danno, dedichiamo a tutti i nonni questo bellissimo brano dell’Angelus di domenica 26 luglio, nel quale Benedetto XVI, in vacanza a Les Combes (Val d’Aosta) ricorda la figura dei santi sposi Anna e Gioacchino.

… Un secondo spunto di riflessione ci viene dall’odierna memoria dei santi Gioacchino e Anna, genitori della Madonna e, dunque, nonni di Gesù. Questa ricorrenza fa pensare al tema dell’educazione, che ha un posto tanto importante nella pastorale della Chiesa.
In particolare, ci invita a pregare per i nonni, che nella famiglia sono i depositari e spesso i testimoni dei valori fondamentali della vita. Il compito educativo dei nonni è sempre molto importante, e ancora di più lo diventa quando, per diverse ragioni, i genitori non sono in grado di assicurare un’adeguata presenza accanto ai figli, nell’età della crescita.
Affido alla protezione di sant’Anna e san Gioacchino tutti i nonni del mondo, indirizzando ad essi una speciale benedizione. La Vergine Maria, che – secondo una bella iconografia – imparò a leggere le Sacre Scritture sulle ginocchia della madre Anna, li aiuti ad alimentare sempre la fede e la speranza alle fonti della Parola di Dio.
a cura di
Anna Xerra, ofs


La vocazione francescana: sulle orme di Francesco e Chiara

Mese per mese, nelle pagine di Squilla 2008-2009, si è giunti - passo-passo - a fare un per-Corso, trattare della conversione di Francesco e del formarsi della prima comunità di frati.
Lo abbiamo compiuto in sincronia (e speriamo sintonia) con l’inizio dell’VIII Centenario della proto-regola, Capitolo delle stuoie e incontro della Famiglia francescana con Papa Benedetto XVI, rinverdendo quello che Francesco ebbe con Innocenzo III.
Dopo aver visto lo sgorgare del carisma che sarà poi del I e III ordine, si è dato poi voce a Santa Chiara e nel numero di  settembre alle sue figlie, le clarisse.

Ecco l’elenco degli articoli relativi all’itinerario penitenziale di San Francesco:

1. Scopre l’uomo fratello (novembre)
2. Scopre il Cristo, fratello (dicembre)
3. Scopre il Vangelo come progetto di vita I primi compagni. (gennaio)
4. Vivere ed annunciare la penitenza (marzo)
5. L’itinerario penitenziale di S. Chiara (maggio)
6. Le sorelle clarisse (settembre)

 Abbiamo fatto questo percorso con un testo di Lazaro Iriarte, “Vocazione francescana. Sintesi degli ideali di S. Francesco e S. Chiara” (EDB Bologna) curato da professori dell’Antonianum e in vendita presso la libreria universitaria.






6. LE SORELLE CLARISSE.

Nel numero di settembre, accanto alla scheda storica sul II Ordine si è pubblicato parte del testo che il Ministro Generale dei Frati Minori José Carballo ha rivolto alle sorelle clarisse durante la Visita pastorale alla Provincia romana OFM. Nell'occasione incontrò anche l'OFS.
Dell'incontro con il I e il III Ordine si era già dato il resoconto nel numero di marzo di Squilla Francescana. Con il numero di settembre, dunque, si completa la cronaca della Visita effettuata in marzo della Famiglia francescana con Papa Benedetto XVI per rivivere gli 800 anni della Proto-regola o forme vitae.


LA DIMENSIONE CONTEMPLATIVA (clicca qui) 
DEI FRANCESCANI SECOLARI

Nel numero di settembre ci si è avvicinati all'aspetto della dimensione contemplativa della nostra vita, nell'ultima "puntata" del Corso del Ci.OFS su Sant'Elisabetta pubblicato nel biennio dell'VIII Centenario della nostra patrona, con la domanda: "Possono i francescani secolari essere contemplativi?".

Il Corso su Sant'Elisabetta è accessibile al seguente indirizzo:

POVERELLE DAL SIGNORE VOCATE

VOCI DAL MONDO DELLE CLARISSE
 a cura di Marco Adinolfi, ofm
e Maria Chiara Stucchi, o.s.c.

distribuzione gratuita in fraternità

"Francesco e Chiara"



Quelle voci Francesco l’aveva sempre sentite già da piccolo e un pazzo si sentiva e quando chiedeva a sua madre o ai suoi amici se le sentivano e si sentiva rispondere un no più pazzo si credette, e poi arrivarono le Pasque dolorose che visse nel silenzio del cuore.
E giunsero poi anche i sogni, dove Dio si rivelava dietro l’immagine del simbolo. Arrivò la prigionia, la malattia e fu lì che Francesco facendo silenzio e preghiera trova il sogno, trova l'inizio della sua strada, lì nella preghiera a porte chiuse, ad occhi chiusi veniva visitarlo un vento fresco e soave ed in quella Pasqua per la prima volta gli si spaccarono di dolore le mani piedi il costato ma anche il dolore mascherò con altro dolore, tenne nascosto nel profondo del suo cuore.
Povero tra i poveri, viaggiò tra Assisi e il mondo, suscitando domande e seguaci tanto che, in un giorno tiepido di primavera, il bel Masseo sulla strada di terra e sassi per San Damiano, gli chiese perché tutti andassero dietro di lui. Francesco rispose: oh fratello non vengono appresso a me ma a Cristo a cui io vado appresso.
La piccola Chiara limpida e lucente che era stata affascinata del primo Francesco - il Francesco figlio del padre terreno - era affascinata dal Francesco povero e felice figlio del padre nostro dei cieli. Si mise allora al suo ascolto e spogliò se stessa di tutto per abbracciare madonna povertà e divenne la Chiara che illumina con Francesco la strada di ogni Francescano Secolare quindi anche la mia e senza questi figli di Assisi la Chiesa e il mondo oggi sarebbero molto diversi e forse non ci sarebbero più sopraffatti dall’odio. Grazie Francesco e Chiara per i vostri sì che hanno cambiato anche me.

Nino Anatra, ofs

Maria, nata fulcro di purezza



MARIA

Nata fulcro di purezza
fece luce il Suo candore.

Vivo esempio di Umiltà,
partorì lo Splendore,
per divina Volontà.

Madre ricca di bellezza
donò pace con il Suo dolore.
Grande fu la sua pietà:
per il Mondo volle Salvezza

Offerto fu l’oggetto del Suo Amore
per la vite dell’Umanità.


Poesia di Rosita Taddeini

Novena dell'Immacolata

Novena in onore della
Beata Vergine Maria Immacolata


“MARIA RIFLESSO DELLA BELLEZZA DI DIO”

29 nov. - “E Dio vide che era tutto bello” - Adamo: una grandezza deturpata – Cristo: una umiltà esaltata
30 nov. - Maria : un “sì” incondizionato al mistero di Cristo per una nuova creazione
1 dic. - La visitazione di Maria: una fede che si fa servizio e lode al Signore
2 dic. – Maria la beatitudine dell’ascolto
3 dic. – Maria a Cana: una presenza che si fa intercessione
4 dic. – Maria sotto la Croce: un dolore che abbraccia il mondo
5 dic. – Maria nel Cenacolo: alle origini di un popolo nuovo
6 dic. – Maria: madre della speranza
7 dic. – Maria: l’umile esaltata da tutte le genti

8 dicembre 
FESTA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE B.V.M


Dicembre 2009

Venerdì 4 dicembre – Primo Venerdì
ore 17,15 - Adorazione Eucaristica
referente: Angela

ore 20,30 - Incontro di Preghiera
referente: Nino

Sabato 5 dicembre
ore 14,30 in fraternità
ore 16,00 - S. Messa nella Cappella Cesi di S. Maria Maggiore

referenti: Guido e Marco
Centro Giuseppina Berettoni

Venerdì 11 dicembre
ore 17,00
II incontro
IL CROCEFISSO DI SAN DAMIANO
con p. Antonio Baù

Domenica 13 dicembre
ore 9,30
Incontro novizi
referente: Steven

Domenica 20 dicembre
INCONTRO MENSILE DELLA FRATERNITA’
ore 9,30 : Lodi – ore 10 : S. Messa – ore 11 : Incontro
pasto condiviso – Rosario – ore 15,15 : 2do Incontro

La parrocchia di S. Lorenzo f.m. - intervista a P. Frumenzio


Lo scorso 30 novembre in chiusura dell’anno giubilare laurenziano Papa Benedetto XVI visitò la Basilica di San Lorenzo fuori le mura in occasione della chiusura dell’anno Lauretiano. Fu l’occasione per Squilla di pubblicare un intervista all’Assitente regionale cappuccini Padre Frumenzio rilasciata a Romasette, settimanale della Diocesi di Roma.




Papa  benedicente;
alle sue spalle,
il parrocco di San Lorenzo Fra Bruno.

L'ATTENZIONE PER I POVERI E GLI EMARGINATI 
E LA PASTORALE DEI DEFUNTI,
AL CENTRO DELLE ATTIVITÀ DELLA BASILICA: RITRATTO DI UNA PARROCCHIA “A SERVIZIO” DELLA CITTÀ

È una dimensione quasi irreale quella che si respira entrando nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura.
La città immediatamente si allontana: i marmi e i mosaici parlano di un tempo lontano, il ritmo lento dei frati, che da oltre 150 anni sono in questa chiesa, rimanda a una vita libera da affanni materiali, mentre la vicinanza del cimitero costringe a fare i conti con la fragilità della vita.
«È stato Pio IX, nel 1855, ad affidarci questo convento, con il compito specifico di servire il camposanto – spiega padre Frumenzio De Donato, viceparroco della chiesa e assistente regionale dell’Ordine Francescano Secolare –. Un compito delicato e una responsabilità nei confronti di Gesù Cristo e di tutto il popolo di Dio, che, specie nel momento del commiato, attende una parola di fede e di speranza».
La storia della basilica, parrocchia dal 1709, affonda le radici nei primordi della storia cristiana. È il 258 dopo Cristo – giusto 1750 anni or sono – quando Lorenzo, diacono e amministratore dei beni della Chiesa, rifiuta di consegnare alle autorità le ricchezze destinate ai poveri, e per questo viene messo a morte su una graticola per ordine dell’imperatore Valeriano. Sepolto nell’Agro Verano, dove era un cimitero cristiano risalente alla prima metà del II secolo, sulla sua tomba Costantino fece costruire, nel 330, una chiesa che lungo i secoli è stata ampliata e resa sempre più solenne.
L’insegnamento di Lorenzo, però, non è mai venuto meno, e sempre i poveri hanno trovato le porte di quella basilica aperte. «Nel ricordo di molti parrocchiani sono rimasti i giorni seguenti al bombardamento del 19 luglio 1943 – ricorda padre Frumenzio –, quando i frati, guidati dal parroco di allora, fra Nicola, cucinavano ogni giorno migliaia di pasti per gli sfollati del quartiere». Oggi il territorio della parrocchia è praticamente ridotto al piazzale antistante la basilica, e le famiglie non sono più di una quarantina. Molti collaboratori arrivano da fuori quartiere, come Massimiliano Camparelli, il direttore della Cappella Musicale Laurenziana. «Ho conosciuto la basilica frequentando il liceo del quartiere – racconta –. Subito mi ha colpito l’ospitalità di questi frati, che riescono a far sentire ogni persona a casa propria. È quella fiducia e quella disponibilità che mi fanno tornare qui, quasi ogni giorno, da più di 25 anni».
Disponibilità propria anche di padre Frumenzio, che dai tempi del suo ministero a San Felice da Cantalice, anima un Centro di ascolto per persone in difficoltà. Il suo telefono non è mai staccato. A ogni ora del giorno e della notte risponde per venire in aiuto di anziani soli, uomini e donne in preda alla depressione, famiglie in difficoltà, stranieri in cerca di lavoro. «Col III Municipio – spiega – vorremmo mettere in piedi un centro sociale dove accogliere degnamente quanti hanno bisogno di aiuto, fosse solo per una doccia o un pasto caldo. Ogni giorno viene gente a domandare qualcosa, e da soli non ce la facciamo a rispondere ai bisogni di tutti».
L’attività principale della basilica rimane, comunque, la pastorale dei defunti. «Ogni mese celebriamo, almeno, 30 funerali. Si tratta di una pastorale molto delicata e importante. Facilmente entriamo in contatto con persone che frequentano la chiesa di rado, per questo la nostra parola non deve mai essere banale, ma dobbiamo sforzarci, ogni volta, di toccare il cuore degli uomini».
Papa Benedetto XVI chiuderà con una solenne cerimonia, le celebrazioni per i 1750 anni dal martirio di San Lorenzo. «Per chiudere in bellezza attendiamo la parola del Santo Padre – termina il religioso –. Con ansia aspettiamo quello che vorrà dirci il Papa per riprendere con rinnovata fiducia il nostro cammino, che ci auguriamo sia sempre sulla scia di quel Santo, diacono e martire».

di Massimo Angeli
Romasette - 16 settembre 2008

L'esempio dei protomartiri francescani - incontro con P. Pietro Messa


L'Avvento della Carità nella Verità.
L'esempio dei Protomartiri francescani


con
P. Pietro Messa

Preside dalla Scuola Superiore
di Studi Medioevali e Francescani




di Esperia Urbani - Edizione Velar - 2009
distribuzione del volume


Protomartiri francescani
di Esperia Urbani - Ed Velar - 2009

per informazioni:

clicca sulla barra


DISPONIBILE IN FRATERNITA' !

Clara D'Esposito - DONNA QUANDO


Domenica 13 dicembre
Sala Pio IX - Ore 16


Presentazione del libro
“DONNA QUANDO”


di Clara D’Esposito
della Fraternità Immacolata via Veneto 

EDB - Edizioni Dehoniane Bologna



Convento di S. Lorenzo f.m.
P.le del Verano, 6 - Roma
Il ministro
ci scrive ...

TRADIZIONE CRISTIANA
di Guido Fiorani

Il messaggio di Gesù Cristo da duemila anni continua a diffondersi in tutto il mondo. Sorge il sospetto, però, che l’umanità, compresi noi, stenti molto a comprenderlo e a renderlo vivo e operante nella vita di tutti i giorni. Nel corso di venti secoli abbiamo assistito ad un approccio alla religione estraneo se non contrario allo spirito della fede. E così la Croce è diventata l’emblema di mille bandiere, politiche e militari, e l’asse portante di istituzioni prettamente umane e il più delle volte opposte ai principi evangelici. Impero di Costantino, Sacro Romano Impero, Regni barbarici, Monarchie nazionali e Stato della Chiesa, tutte istituzioni con la croce sui vessilli, sugli scudi, sugli arredi, sulle armi, sulle suppellettili. Ma era impressa anche nei cuori? A parte tante singole persone che hanno cercato di orientare tutta la loro vita a Cristo, e ci sono riuscite, le società così dette cristiane della storia non erano più cristiane dei mori islamici né dei buddisti orientali né dei pagani di un tempo. Anzi, il più delle volte abusavano del titolo di cristiani per propagare ingiustizia, violenza e falsità. Tutti, nessuno escluso, nemmeno quei riformatori che utilizzando la religione perseguivano, in realtà, solo finalità economiche o di potere. Conosco un frate cappuccino, noto a più di uno di questa fraternità, che sostiene che i peggiori nemici del cristianesimo sono i cristiani. Allora è tutto un fallimento?
No, perché quando il singolo cristiano, in ogni tempo e in ogni luogo, ha accolto Cristo dentro sé stesso ed ha vissuto prendendo sulle spalle la croce per seguirLo, allora ha rappresentato un mattone di quello che è il Regno di Dio. I Santi, i Martiri, tutti coloro che hanno pianto, che hanno sofferto, i contadini della gleba, i poveri, i derelitti, gli ammalati, la gente comune che ha vissuto con decoro la propria umanità in famiglia e nel lavoro, ecco il popolo di Cristo, senza odio, senza rancore ma solo con amore e desiderio di conversione. Ecco San Francesco, ecco Madre Teresa, ecco Massimiliano Kolbe, ecco Palatucci, ecco Salvo D’Aquisto, ecco tante e tante singole persone che sono i mattoni della casa di Cristo. Ma noi lo siamo?

Pace e Bene

Guido Fiorani


Sant'Elisabetta d'Ungheria - Il sussidio del CiOFS




Il 15 novembre in occasione della festa di Sant'Elisabetta 
sono stati letti questi due brani 
che illuminano aspetti significativi della vita 
e della spiritualità della patrona dei Francescani Secolari.

Lettori: Giovanna Minutiello  e Alessandro Natalucci


Primo lettore:
Le sue dame di compagnia Guda e Isentrude professarono con lei, come pure due povere donne, Irmingard ed Elisabetta. Vissero insieme la loro vita di penitenza. Il Papa che canonizzò Elisabetta, Gregorio IX, scrisse: "Si rivestì con l’abito religioso, cui rimase sempre fedele, fino all’ultimo giorno, per celebrare in lei il mistero della Passione del Signore."
Dopo la morte del marito, Elisabetta poteva esprimere il suo desiderio di vivere in povertà. Ed amò la povertà così completamente da dire al suo confessore francescano, Fra Gerard, che le sarebbe piaciuto vivere completamente di elemosina, come i lebbrosi ed ospitò in casa un lebbroso finchè le fu vietato.
Elisabetta si dedicava alla vita attiva, marcata dalla carità e dalla compassione, ma non meno ad una vita di preghiera. Il suo confessore, Conrad di Marburg, disse di lei: "Affermo davanti a Dio che raramente ho visto una donna così contemplativa come Elisabetta, che pure era dedita a molte attività. Alcuni religiosi e religiose constatarono assai spesso che, quando ella usciva dalla sua preghiera privata, emanava dal volto un mirabile splendore e che dai suoi occhi uscivano come raggi di sole."
Il significato della vita di penitenza è un continuo rivolgersi a Dio. E così rinunciamo al nostro uomo vecchio, all’egoismo e moriamo a noi stessi per vivere una nuova vita con Dio. Certamente Elisabetta visse questa vita di penitenza seriamente e cercò di morire completamente a se stessa e vivere per Dio. Ma lo fece vivendo nel mondo piuttosto che in una clausura. La vita nel mondo non dovrebbe smorzare la vita di preghiera e la preghiera costante è necessaria per mantenere il nostro rapporto con Dio quando ci troviamo dinanzi le distrazioni del mondo.
Elisabetta ci dimostra che la preghiera e la contemplazione sono possibili anche se siamo impegnati nella vita attiva. (pausa) - "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua" (Luca 9,23).

Secondo lettore:
Conrad di Marburg il confessore di Elisabetta, le insegnò ad a seguire sempre i dettami della sua coscienza: - ed Ella lo fece quando rifiutò di mangiare il cibo proveniente dalle terre di suo marito, che era stato estorto ingiustamente ai poveri.
Lei sapeva che i poveri non hanno bisogno solamente della nostra compassione, ma anche di giustizia. Questo concetto di giustizia la condusse più tardi, dopo la morte del marito, quando perse terre e castello, a rifiutare il sostentamento che suo cognato, divenuto governatore della Turingia, le offrì. Lo fece - testimoniò la sua ancella Ermengarda, perchè - "perchè non volle ricevere il suo alimento da un atto di ladrocinio o tassando i poveri, pratica questa molto in uso nelle corti principesche."
Elisabetta fece tutto ciò che potè per preservare la dignità dei poveri con cui entrò in contatto: sapendo che spesso non hanno lenzuola con cui coprire i cadaveri, lei provvide per loro lenzuola della migliore qualità di lino e li preparò per essere degnamente sepolti, con le sue mani.
Capì che il diritto al lavoro è una delle cose che più promuove la dignità umana. Quando la carestia colpì la Turingia nel 1226, si assicurò che i tutti i poveri avessero non solo il cibo necessario, ma anche gli indumenti e gli strumenti necessari per poter lavorare e prepararsi per il nuovo raccolto.
In quel tempo, la vita delle future madri e dei loro figlioletti era spesso minacciata dalla povertà, come lo è oggi. Elisabetta si occupò delle mamme incinte, fece di tutto affinchè avessero cibo sufficiente, denaro ed indumenti per loro e per i loro bambini.
Elisabetta vide in ogni persona povera, malata o emarginata che incontrò un figlio di Dio, ed un fratello o sorella di Cristo. Per questo, ogni singola vita umana era preziosa per lei; ogni persona povera e disabile era per lei degna di rispetto, anche i bambini non nati. Come disse San Giacomo: "Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno, che ha promesso a quelli che lo amano? Voi invece avete disprezzato il povero (Giacomo 2,4-5) ".
La cultura di morte, oggi imperante, deve assolutamente imparare questa verità: - il riconoscimento della dignità umana esige da noi che agiamo non solo con chiarezza e compassione verso gli sfortunati di questo mondo, ma anche che difendiamo i loro diritti umani ed assicuriamo loro giustizia, compreso il diritto al lavoro. In questo Elisabetta ci è di esempio.


(logo tedesco)


Brani liberamente tratti dal sussidio del CIOFS
per l' VIII Centenario della nascita di Sant'Elisabetta
d'Ungheria o altrimenti nota come di Turingia
dove si trasferì fin da piccola promessa sposa a Ludovico
langravio di quelle terre.

SITO CON IL
SUSSIDIO COMPLETO


 
(logo ungherese)

Festa di Sant'Elisabetta


15 NOVEMBRE - CONCERTO PER LA FESTA
DI S. ELISABETTA D’UNGHERIA
E SANTA MESSA
CON IL RINNOVO DELLA PROFESSIONE

Giorno di festa, domenica 15 gennaio, in onore S. Elisabetta d’Ungheria, presso la nostra basilica con un concerto del coro liturgico della parrocchia di Santa Galla nel quale canta la nostra consorella Maria Rosaria.
Durante l’esecuzione dei brani ci sono state due letture, fatte da Alessandro e Giovanna, che centravano aspetti peculiari del messaggio che la vita di Sant’Elisabetta offre all’uomo di oggi.
Il programma musicale ha visto l’esecuzione, sotto la direzione di Stefano Fanelli, dei noti brani ispirati a San Francesco di Marco Frisina: Alto e glorioso Dio, Cantico delle Creature, Lodi all’Altissimo, ma anche il suo Vieni Spirito d’Amore, Chi ci separerà e il mariano Inno alla Vergine. Tra i canti francescani non poteva mancare il Fratello Sole sorella Luna di Ritz Ortolani. I brani polifonici dell’Ave Maris Stella di D. L. Perosi, l’ Ave Maria di J. Arcadelt e di P. Allori il Sub tuum Praesidium, hanno concluso il concerto. A dirla tutta, il pomeriggio si è concluso con un rinfresco per festeggiare sant’Elisabetta e conoscerci e dall’incontro è sortito l’invito di restituire la visita recandoci ai concerti natalizi che il coro terrà sia nella chiesa di Santa Galla sia in quella di Santa Maria in Lata in via del Corso.
Il momento centrale di questo pomeriggio, però, è stata la S. Messa, celebrata da P. Candido Hofmann nella quale abbiamo rinnovato le promesse fatte nel giorno della nostra Professione: ...dacci pure di vivere sempre in concordia con i nostri fratelli e di dare ai giovani la testimonianza di un si grande dono da Te ricevuto, cioè della vocazione francescana, affinché riusciamo ad essere testimoni e strumenti della missione della Chiesa tra gli uomini annunciando Cristo con la vita e con la parola. Amen.

Eri la regina di un popolo


Santa Elisabetta, modello e patrona di tutti i figli di san Francesco che seguono le orme del Padre Serafico senza abbandonare il mondo per il convento: è santa Elisabetta di Turingia e d'Ungheria, regina, sposa, madre e vedova, che in soli 24 anni di vita (1207-1231) è diventata uno dei più grandi esempi del francescanesimo secolare 
del Medioevo e di tutti i tempi.

La regina dei poveri, potremmo dire oggi:la Madre Teresa del 1200."Santa Subito": nel 1235 Papa Gregorio, lo stesso papa che aveva canonizzato Francesco e Antonio, farà salire anche Elisabetta agli onori degli altari, completando la Santa Terna, a cui più tardi si unirà pure Chiara d'Assisi (ancora viva all'epoca, +1253) e San Luigi Re di Francia (1270).


Eri la Regina di un popolo,
ma schiava di un Cuore.
Eri la madre di figli,
ma serva di afflitti.
Possedevi un Regno,
ma clarissa fra i poveri.
Nella creatura non vedevi l’uomo
perché Tu conoscevi l’Amore,
quello che annulla se stesso per l’Umanità,
fa possedere qull’invisibile scettro,
che fa correre per la santità,
perché Dio è Verità
dona vera ricchezza: l’Eternità.

* Rosita Taddeini, ofs


J. Ratzinger - Cantate al Signore un canto nuovo


"Gandhi evidenzia tre spazi di vita del cosmo e mostra come ognuno di questi tre spazi vitali comunichi anche un proprio modo di essere. Nel mare vivono i pesci e tacciono. Gli animali sulla terra gridano, ma gli uccelli, il cui spazio vitale è il cielo, cantano. Del mare è proprio il tacere, della terra il gridare e del cielo il cantare.
L'uomo però partecipa di tutti e tre: egli porta in sé la profondità del mare, il peso della terra e l'altezza del cielo; perciò sono sue anche tutte e tre le proprietà: il tacere, il gridare, il cantare. Oggi (...) vediamo che all'uomo privo di trascendenza rimane solo il gridare, perché vuole essere soltanto terra e cerca di far diventare sua terra anche il cielo e la profondità del mare.
La vera liturgia, la liturgia della comunione dei santi, gli restituisce la sua totalità. Gli insegna di nuovo il tacere e il cantare, aprendogli la profondità del mare e insegnandogli a volare, l'essere dell'angelo; elevando il suo cuore fa risuonare di nuovo in lui quel canto che si era come assopito. Anzi, possiamo dire persino che la vera liturgia si riconosce proprio dal fatto che essa ci libera dall'agire comune e ci restituisce la profondità e l'altezza, il silenzio e il canto. La vera liturgia si riconosce dal fatto che è cosmica, non su misura di un gruppo. Essa canta con gli angeli. Essa tace con la profondità dell'universo in attesa. E così essa redime la terra".


(J. Ratzinger, Cantate al Signore un canto nuovo, pp. 153-154).

Festa di S. Elisabetta con il "Coro Liturgico di Santa Galla"


concerto del 15 novembre 2009
nella Basilica-Santuario di Sant'Antonio


Il coro di Santa Galla è composto dai soprani Maria Magdalena Cadar, Piera D’Andrea, Anna Rita La Duca, Silvia Negri, Carla Virgilio; dai contralti, Maria Rosaria Cavuoti, Liliana Grappasonni, Antonella Di Grazia, Anna Maria d’Onofrio Pizzuto, Barbara Piferi, Giovanna Vinci, Alessandra Vona e dai tenori, Marco De Simone, Maurizio Frangella, Marco Mariotti, Salvatore Morreale, Antonio Petricca, Bassi Stefano Bonaventura, Roberto Carta, Carlo Zitti. All’organo Rosamaria Vona. 

La parrocchia di Santa Galla, un ritratto - Il suo organo

Carità, catechesi e teatro. Questo il trinomio delle attività della parrocchia di Santa Galla sulla Circonvallazione Ostiense alla Garbatella. Il territorio parrocchiale comprende circa 25mila abitanti.
La carità, sull’esempio di Santa Galla che rimasta vedova ospitava e offriva ogni giorno da mangiare ai poveri nella Roma devastata dalle invasioni barbariche, caratterizza le attività della parrocchia. Il gruppo della Caritas si concentra in due settori: la diaconia, con una segreteria dove chiunque può essere accolto e ascoltato, e il centro di ascolto che cerca di fronteggiare l’emergenza sociale. Presente anche la San Vincenzo per il servizio alla mensa per i senza fissa dimora della stazione Ostiense.
Oltre alle normali attività di catechismo, tutti i gruppi della parrocchia, dai bambini agli adulti incentrano il loro percorso settimanale sulle letture della domenica. In questo modo tutta la comunità nei giorni precedenti alla Messa lavora sulla stessa Parola.
Il catechismo viene sempre accompagnato da attività ludico-ricreative, cercando di valorizzare il bellissimo teatro In Portico infatti attraverso l’arte, e nella fattispecie il teatro, si possano creare spazi di aggregazione preziosi in grado di coinvolgere non solamente i credenti, ma anche i non credenti.
Lo stesso vale per Il Granellino, il giornale parrocchiale la cui redazione è composta dai giovani.
Ma Santa Galla è nota anche per il suo monumentale organo, tra i più grandi d’Europa con ben cinquemila canne, quattro tastiere e ottanta registri, l'unico totalmente meccanico ancora funzionante a Roma. È uno strumento che oltre all’utilizzo prettamente liturgico permette uno spazio di dialogo con i cultori della musica, credenti e non. Se durante l’Avvento o la Quaresima vengono eseguiti in chiesa dei concerti.
 

 Testo liberamente tratto da Romasette

Momenti Francescani, rivista trimestrale

 I francescani secolari si impegnino, inoltre, ad una assidua lettura del Vangelo, passando dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo".
Regola OFS, 4

Le suore della Libreria dell'Antonianum
ci invitano a conoscere questo sussidio dell'OFS
che verrà presentato durante la riunione del 29 p.v.

MOMENTI FRANCESCANI è uno straordinario strumento di attualizzaione della Parola del Vangelo in uno spirito tipicamente francescano. E' una rivista, formato libretto ,che esce a cadenza trimestrale, un volumetto tascabile che riporta il Vangelo del giorno, un brano delle Fonti francescane e con un attualizzazuine a cura di P. Valentino Romagnoli (studente di Sacra Scrittura a Gerusalemme) e di Ettore Valzania (responsabile nazionale per la Formazione dell'OFS).  Rappresenta, dunque, un semplice strumento per relazionarci con la Parola (Vangelo), riscoprire la ricchezza e l’attualità di Francesco (Fonti Francescane) e tradurre tutto ciò in azioni quotidiane (attualizzazioni).
Lo stesso nome, “Momenti francescani”, richiama la nostra intenzione di creare uno spazio quotidiano (“momenti”) di lettura e preghiera nello stile più autentico della spiritualità francescana (“francescani”). Si è sentita l’esigenza, per la prima volta in Italia, di proporre la lettura del Vangelo quotidiano unitamente alle Fonti Francescane in lettura continua, pur consapevoli dell’esistenza di varie pubblicazioni che riportano la liturgia quotidiana.
Perché la scelta di proporre solo il Vangelo quotidiano, senza prima lettura e salmo responsoriale?
Non per particolari scelte liturgiche, ma per seguire una pagina del “Breviario/evangeliario” di San Francesco in cui Frate Leone annotava: “Francesco fece anche scrivere questo Vangeliario e quando, a causa della malattia o di altro impedimento manifesto, non poteva ascoltare la Messa, si faceva leggere il brano evangelico assegnato per la Messa del giorno. E così continuò a fare fino alla sua morte”.
Il lavoro di attualizzazione della Parola viene esercitato col patrocinio dell’Istituto Superiore per Formatori e si avvale della presenza di religiosi e laici secolari, sempre nell’ottica di un progetto formativo più ampio da diversi anni intrapreso da parte dell’Ordine Francescano Secolare della Regione Emilia Romagna.

clicca e vai alla pagina:

Ponte Mammolo

Il Ritiro d'Avvento della Fraternità di Ponte Mammolo
con P. Stefano Cecchin della Pontificia Academia Mariana Internationalis
è stato ospitato dalla nostra Fraternità.
Una giornata-ponte per un'amicizia che speriamo possa consolidarsi in futuro.


Ne da notizia anche il Blog del Centro Giuseppina Berettoni.

 

Santi Francesco e Antonio in S. Giovanni al Laterano


E' il primo sito segnalato dal nostro blog
con questo interessante Post sulla presenza
dei Santi Francesco e Antonio nell'iconografia
della Basilica di San Giovanni in Laterano


I Frati Minori, sotto il governo di P. Bernardino da Portogruaro
dopo la demolizione del convento dell'Aracoeli
vollero erigere la nuova curia generalizia su un terreno in via Merulana,
dove fu costituita a fine '800 anche la nostra fraternità.
  Si volle costrure la nuova sede accanto ai palazzi del Laterano,
sede dei Papi, a ricordo del passaggio di San Francesco
e proprio nei pressi di quell'ospedale-ospizio dov'Egli e i suoi compagni trovarono alloggio.
Ma, il mosaico dell'abside della Basilica lateranense ricorda anche il passaggio
di Sant'Antonio cui la nostra Basilica oggi ne è Santuario in Roma.



Raccolta Tappi

  Quota 185 Kilogrammi !!! 
 
“RICICLARE
E’ UNA MISSIONE”

AL VIA LA RACCOLTA TAPPI 2009 – 2010

Quest'anno la raccolta di tappi ha superato di 45 chilogrammi quella dell'anno scorso!

Con il furgone di Giampiero, terziario dell'Immacolata di via Veneto, abbiamo portato i sacchi della raccolta di questo secondo anno dell'iniziativa a favore delle missioni delle Suore della Missionarie del Cuore Immacolato di Maria. Suor Paola, responsabile dell'iniziativa "Riciclare è una missione" mi ha riferito che il corrispettivo della raccolta è stato destinato alla costruzione di un pozzo d'acqua per il Ghana.
Accanto all'opera di sensibilizzazione, dunque, la solidarietà: attraverso questa raccolta, nel suo piccolo, le Fraternità dell’OFS sono riuscite anche a dare un contribuito fattivo nel sollevare dalla sete un villaggio africano. Il Centro Missionario Ofs (CeMiOfs) ha rilanciato la proposta anche per il 2009-2010 ... chissà se sfonderemo quota 200 Kilogrammi ?!

Il monumento di San Giovanni

4 OTTOBRE
FESTA DI SAN FRANCESCO

San Francesco 
e la preghiera per sostenere la Chiesa

IN UN ARTICOLO SU “ROMASETTE”,  
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI ROMA

La piazza San Giovanni in Laterano è uno di quei luoghi della città che siamo abituati a frequentare e che siamo abituati a considerare come un siamo abituati a considerare come un posto di passaggio, spesso immersi nel traffico, dando un’occhiata frettolosa senza porre attenzione ai suoi monumenti. Tra questi c’è un complesso scultoreo, molto importante perla sua sistemazione nella piazza e per l’intensità con cui l’artista ha espresso il suo soggetto. 
Si tratta del Monumento a San Francesco realizzato dallo scultore Giuseppe Tonnini nel 1925: raffigura l’arrivo del poverello di Assisi con i suoi compagni per ricevere l’approvazione della Regola da parte di Papa Innocenzo III.

Ciò che mi colpisce è proprio la figura del Santo, le sue mani alzate in preghiera ma anche a sostenere la basilica di San Giovanni con un gesto insieme di protezione e di amorosa disponibilità, un gesto con cui sembra che Francesco voglia farsi carico del peso della Chiesa e delle sue necessità mettendosi al suo servizio, offrendo per essa la sua vita e tuto il suo amore.

San Bonaventura, nella sua biografia del Santo, ci racconta del sogno di Papa Innocenzo III che ebbe prima dell’arrivo di Francesco a Roma: lo sognò in un atteggiamento simile, tutto preso a sostenere la basilica di San Giovanni cadente, simbolo della Chiesa scossa dalle difficoltà e dalle tempeste. Solleviamo anche noi le nostre mani in preghiera e offriamo il nostro lavoro con generosità e sostenere e vivificare con amore la nostra Chiesa.

approfondimento nel sito:  SOVRINTENDENZA/Comune di Roma 

suggestioni spirituali di mons. Marco Frisina 



Giornata per la Salvaguardia del Creato

27 SETTEMBRE

RIFLESSIONE E PREGHIERA NELLA GIORNATA
PER LA SALVAGUARDIA DEL CREATO


La Fraternità di S.Antonio ha aderito alla proposta dell’OFS d’Italia di celebrare la IV Giornata per la salvaguardia del creato con un momento di riflessione e di preghiera guidato da P. Imrich.
Dopo la lettura del Messaggio giusto un accenno di dibattito per dire: cosa posso fare io?
Faccio la raccolta differenziata e poi vedo quintali di immondizia indifferenziata: che senso ha allora?
 Un francescano secolare innanzitutto da testimonianza nel suo fare, senza nulla domandarsi.
Poi, ci sono molte associazioni e comitati civici con i quali è possibile fare politica dal basso e spingere le amministrazioni comunali a scelte ecologiche. E’ anche a queste forme di partecipazione alla cosa pubblica che la Chiesa fa riferimento quando parla di “bene comune” e impegno dei cattolici nella società.
Infine, Rosita ha fatto pervenire a Squilla questa riflessione che lascio alla vostra considerazione: “Quante volte di fronte a catastrofi ambientali o alla morte di giovani o piccoli pensiamo che Dio è assente, cieco al dolore umano; ma siamo noi incapaci di ricordare che la nostra mente ragiona umanamente: non può afferrare la Sapienza Divina, che vuole realizzare la Santità in ogni vita per l’Eterna Felicità”.





COLLEGAMENTO PER LA 
2009

Un segno dalla
Giornata per la salvaguardia del creato 2009

RACCOLTA
DIFFERENZIATA
BATTERIE
ESAUSTE




Una nuova “buona pratica” per gli uomini e le donne
di buona volontà della Fraternità di S. Antonio.

A. Baù - Incontro sul Crocefisso di San Damiano

Incontro di formazione.
Catechesi con l'Arte.


Venerdì 13 p.v., dalle ore 17,30, incontro di formazione con p. Antonio Baù, per introdurgi atraverso le ragioni iconolografiche ad una lettura teologica del Crocefisso di San Damiano. Un'occasione unica di usufruire non solo della catechesi per la quale il nostro padre Antonio è tanto stimato, ma anche della preparazione iconologica di un artista che negli anni abbiamo imparato a conoscere ed amare. Un modo di avvicinarci a Francesco e alle ragioni della Fede attraverso l'arte e la Bellezza che trasmette. Un mezzo per pregare, sono le icone, la cui contemplazione può essere finestra sull'Assoluto.

Antonio Baù - Pietro e Paolo, icona per l'Anno Paolino 2008-2009 (già in Basilica)

A. Fasolo - Il Crocefisso di San Damiano

In occasione dell'incontro di venerdì prossimo si ripropone per l'occasione una meditazione di Antonio Fasolo comparsa su Squilla Francescana nel numero di Squilla Francescana di un anno fa.



GUARDALO, MEDITA E CONTEMPLA

Camminavo una mattina di tanti anni fa, mano nella mano, io e mia madre, lungo una strada di campagna, il sole già forte e gagliardo, all’inizio dell’estate. Davanti ad una casa un gruppo di giovanotti allora più grandi di me , urlavano sprezzanti e inveivano e maledicevano altri coetanei rivali. “ Vedi quelli ? “, mi disse lei stringendomi più forte la mano, “ non sanno neppure farsi il segno della Croce “.
Oh io no, pensai, io lo conosco bene quel gesto. Ed ora pure, dopo molto tempo, come il fariseo presuntuoso, ringrazio Dio d’avermi fatto cristiano, non come quelli che non conoscono...che non sanno... Nel corso degli anni sono pure migliorato. Ora il segno della croce lo traccio con mano sicura, con gesto collaudato e preciso, spesse volte accompagnato da un inchino. La croce la bacio pure, è appesa sulle mura della mia casa , sul rosario che porto
in tasca, al collo, in auto, in ufficio. Va tutto bene... solo una cosa mi manca. Quella croce dovrei forse amarla.
Non è forse vero che quando la sofferenza ci colpisce ci affrettiamo ad iniziare preghiere, novene, sacrifici, pellegrinaggi, chiamiamo a raccolta tutti i santi del paradiso, invochiamo pietà, intercessione, misericordia e salvezza. Non ci sfiora neppure per un attimo il pensiero che quella croce che sembra schiacciarci, forse ci sorregge, che sarebbe meglio abbracciarla per amore, perché è l’unica via che ci salva? Parole dure, folli, scandalose. Provate a dirle, a gridarle al mondo, all’amico, al collega che non crede, vi riderà in faccia e sarete considerati illusi, idioti o peggio ancora un pericolo per il genere umano.
San Francesco di cui da poco abbiamo celebrato e ricordato l’impressione delle stimmate, fu un santo singolarmente e profondamente segnato dal segno della croce, sia spiritualmente che fisicamente nella sua carne.
Le armi che aveva sognato da giovane erano contrassegnate con la croce di Cristo. Davanti all’immagine del crocifisso a S. Damiano percepì i primi segni della sua vocazione e poi alla terza apertura del libro dei Vangeli davanti al suo primo compagno Bernardo, lesse “Chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.” ( Mt. 16,24 )
Poi due anni prima di morire, sulla Verna, l’incontro decisivo con la passione di Cristo: Chiara non fu da meno: “Mira, o nobilissima regina, il tuo sposo, il più bello tra i figli degli uomini, divenuto per la tua salvezza il più vile degli uomini, disprezzato, percosso, e in tutto il corpo ripetutamente flagellato e morente tra i più struggenti dolori sulla croce. Guardalo medita e contempla e brama di imitarlo” ( FF.2879 ).
Dice pure S. Bonaventura e qui siamo chiamati in causa pure noi che di S. Francesco ci diciamo seguaci: “Egli infatti ricevette dal cielo la missione di chiamare gli uomini a conversione e penitenza e di imprimere con il segno della croce, e con un abito penitenziale fatto in forma di croce, il segno Tau sulla fronte di coloro che gemono e piangono e ritornano al Dio vivente”.
Che S. Francesco e la Santa Vergine ci aiutino ad amare la croce di Cristo ed anche la nostra croce personale, consapevoli che questa non è strumento di tortura ma di salvezza. Il maestro divino c’insegni a tenere alto il vessillo della croce, lui che risana i cuori affranti e fascia le nostre ferite.
“ Noi predichiamo Cristo Crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio”. ( 1 Cor. 1,23-24 ). 
* Antonio Fasolo, ofs

C. Catarinozzi - Pregare insieme. Ut unum sint.

Note ecumeniche di Cesare Catarinozzi

L’ ECUMENISMO FA IL TRIS

Terzo Anno di Incontri Ecumenici in Fraternità

Vaticano II non è più possibile tornare indietro: il dialogo con i fratelli delle altre Chiese cristiane è prezioso e indispensabile per un arricchimento reciproco. Non bisogna scoraggiarsi se attualmente il movimento ecumenico attraversa un momento di difficoltà, occorre reagire e andare avanti con coraggio.
Sono già due anni che la nostra fraternità organizza incontri ecumenici in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: due anni fa’ con il pastore Adamo, della chiesa valdese di piazza Cavour, l’anno passato con il pastore Italo Benedetti, della chiesa battista di via del teatro Valle. Voglio ricordare anche l’incontro sul tema interreligioso del dialogo tra cristiani e musulmani, con al centro la figura di Raimondo Lullo, con la giovane studiosa Sara Muzzi. Occorre proseguire su questa strada.

"L'ecumenismo è anzitutto un atteggiamento fondamentale, è un modo di vivere il cristianesimo. 
Non è un settore particolare, accanto ad altri settori. 
Il desiderio dell'unità, l'impegno per l'unità dipende dalla struttura dello stesso atto di fede, 
perché Cristo è venuto per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi". 
Card. Ratzinger presso la Facoltà Valdese

Incontro del 2008 con il Pastore valdese Antonio Adamo
 
PREGARE INSIEME

UT UNUM SINT
affinché SIANO UNA COSA SOLA

RIFLESSIONI PER UN PERCORSO DI RECIPROCA CONOSCENZA E FRUTTUOSA AMICIZIA

IL DOCUMENTO CONCILIARE “UNITATIS REDINTEGRATIO” PARLA CHIARO: LA PIENEZZA DELLA VITA CRISTIANA SI HA NELLA CHIESA CATTOLICA, MA GESÙ È PRESENTE IN TUTTE LE SUE CHIESE (NONCHÉ, NATURALMENTE, IN TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTÀ).

OCCORRE PERTANTO SUPERARE L’ATTEGGIAMENTO UNIONISTA, QUELLO DI QUELLE COMUNITÀ ECCLESIALI CHE PRETENDONO DI POSSEDERE ESSE SOLE LA VERITÀ, SENZA RISPETTARE IL LEGITTIMO PLURALISMO. IN QUESTO MODO LA PROPRIA COMUNITÀ DIVENTA IL METRO, SULLA BASE DEL QUALE VENGONO MISURATE LE ALTRE COMUNITÀ.
QUESTO PERICOLO UNIONISTA È PRESENTE IN TUTTE LE CHIESE: QUELLA CATTOLICA, QUELLA ORTODOSSA, QUELLE EVANGELICHE. ORA NON C’È DIALOGO (NON SOLO RELIGIOSO) SE SI PARTE DAL PRESUPPOSTO CHE TUTTA LA RAGIONE SIA DALLA PROPRIA PARTE.

IL GRANDE OSTACOLO CHE IMPEDISCE TUTTORA AI CRISTIANI DI RICONOSCERSI RECIPROCAMENTE APPARTENENTI TUTTI ALL’UNICO SIGNORE È LA MANCATA CONVERSIONE DEL CUORE, LA MANCATA PIENA ADESIONE ALLA FEDE NELL’UNICO CRISTO. IL PRIMO ANNUNCIO DELL’EVANGELO CONSISTE IN UN INVITO ALLA CONVERSIONE: “IL REGNO DI DIO È VICINO: CONVERTITEVI E CREDETE AL VANGELO”.

LA CONVERSIONE, CUORE DELLA PREDICAZIONE DI GESÙ, INDICA IL PASSAGGIO, IN RISPOSTA A UNA CHIAMATA DI DIO E SOTTO L’AZIONE DELLA GRAZIA, DA UNA SITUAZIONE DI PECCATO E DI DISORDINE A UNA NUOVA CONDIZIONE DI COMUNIONE CON DIO E CON I FRATELLI. NEL NOSTRO CASO, LA CONDIZIONE DI PECCATO E DI DISORDINE STA NELLE SEPARAZIONI CHE ANCORA PERSISTONO TRA I CRISTIANI.

NOI SIAMO, COME FRANCESCANI, COSTANTEMENTE CHIAMATI ALLA CONVERSIONE DEL CUORE UNITA ALL’UMILTÀ, CHE CI RENDE CAPACI DI APPRENDERE DALL’ALTRO. CON QUESTO SPIRITO ABBIAMO ACCOLTO NELLA NOSTRA FRATERNITÀ, PER LA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI, IL PASTORE VALDESE ANTONIO ADAMO, RICAMBIANDO POI LA VISITA AL TEMPIO DI PIAZZA CAVOUR.

NON SIAMO E NON VOGLIAMO ESSERE UN GRUPPO ECUMENICO, MA, SENZA IMBARCARCI IN QUESTIONI TEOLOGICHE, POSSIAMO, QUANDO SI PRESENTA L’OCCASIONE, PREGARE INSIEME AI NOSTRI FRATELLI DI ALTRE CHIESE CRISTIANE, NELLO SPIRITO DI GESÙ “UT UNUM SINT”.

(parzialmente tratto dall’opera di Don Giovanni Cereti “Molte Chiese Cristiane, un’unica Chiesa di Cristo)



Incontro del 2009 con il Pastore battista Italo Benedetti

 


L'impegno dei Francescani Secolari
per l'Ecumenismo: la fraternità dell'Aracoeli

  
Desiderio di conoscerci: la Fraternità dell'Aracoeli incontra il Pastore Adamo nel 2009. Nella foto, la copertina di Aracoeli Nova con la pagina interna che presenta l'incontro.